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128 - Frammento di bifolio sulla dottrina della Trasfigurazione tratto da un codice liturgico-teologico di raccolta appartenente a un manoscritto tardo-medievale. 39 righe. Manoscritto latino su pergamena. Caratteri gotici textualis con lettere lombarde rosse. Area di scrittura 19,6 x 12,2 cm. Formato: 24 x 28,4 cm. (Rifilato). Probabilmente Francia o Germania occidentale, dalla seconda metà del XIII secolo all’inizio del XIV secolo (circa 1250-1330).

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Frammento di bifolio sulla dottrina della Trasfigurazione tratto da un codice liturgico-teologico di raccolta appartenente a un manoscritto tardo-medievale. 39 righe. Manoscritto latino su pergamena. Caratteri gotici textualis con lettere lombarde rosse. Area di scrittura 19,6 x 12,2 cm. Formato: 24 x 28,4 cm. (Rifilato). Probabilmente Francia o Germania occidentale, dalla seconda metà del XIII secolo all’inizio del XIV secolo (circa 1250-1330). Sulla provenienza: lascito di un rilegatore. - Frammento di maculatura proveniente da una rilegatura. - SULLA PALEOGRAFIA: Scrittura gotica textualis fortemente frammentata e compressa lateralmente, con numerose abbreviazioni Nonina-sacra, trattini di abbreviazione e legature – una variante compatta e fortemente abbreviata, tipica dei manoscritti scolastici del XIII secolo. Sul CONTENUTO: Recto (con rubrica «De transfiguratione domini»): il testo combina un brano sulla morte e la risurrezione di Cristo (allusioni a «resurrexit», «mortuos», «Pilato») con una sezione liturgica autonoma dedicata alla Trasfigurazione del Signore. Le rubriche regolano la celebrazione dell’ottava, della veglia e della commemorazione di questa festa, nonché il rapporto con le feste del Signore concorrenti (Pasqua, Pentecoste). La festa della Trasfigurazione fu adottata nell’Occidente latino solo a partire dal IX/X secolo a livello regionale e, fino al 1457, non era una festa ecclesiale generale, ma veniva celebrata e regolamentata in modo diverso a livello locale – la rubrica dettagliata visibile nel foglio relativa alla veglia/ottava/Commemoratio è quindi una testimonianza tipica della pratica liturgica pre-tridentina, non uniforme a livello diocesano. Sul verso, il testo riprende la teologia patristica e monastica del nome di Gesù, così come formulata da Bernardo di Chiaravalle nel Sermo 15 della Cantica: il nome di Gesù come «oleum effusum» (olio versato), che dona luce, nutrimento e medicina, nonché il triplice o quadruplice livello di significato del nome prima e dopo la Passione. Formulazioni come «nomen ihesu», «passione sua», «unctio» e «ihesus salus, ihesus salvator» sono direttamente riconducibili a questo testo omiletico, così come venivano spesso estratti dai manoscritti monastici del XIII secolo e inseriti nei lezionari del breviario. La vicinanza contenutistica a Bernardo di Chiaravalle fa supporre uno scriptorium cistercense o almeno di influenza cistercense. Piegato più volte (lisciato), leggermente consumato e con minime tracce di tarli. Leggermente sporco. - Nel complesso ancora in buone condizioni, raro esempio della dottrina della Trasfigurazione in ambito cistercense. Frammento di bifolio sulla dottrina della Trasfigurazione tratto da un codice di miscellanea liturgico-teologica di un manoscritto tardo-medievale. 39 righe. Manoscritto latino su pergamena. Caratteri gotici textualis con lombardi rossi. Area del testo 19,6 x 12,2 cm. Formato: 24 x 28,4 cm (rifilato). Probabilmente Francia o Germania occidentale, dalla seconda metà del XIII secolo all’inizio del XIV (circa 1250-1330). Provenienza: dal lascito di un rilegatore. Frammento di scarto (makulatur) proveniente da una rilegatura. Paleografia: caratteri gotici textualis fortemente frammentati e compressi lateralmente, con numerose abbreviazioni dei nomina sacra, trattini di sospensione e legature – una variante compatta e fortemente abbreviata, tipica dei manoscritti di lavoro scolastici del XIII secolo. Contenuto: Recto (con la rubrica «De transfiguratione domini»): il testo combina un brano sulla morte e la risurrezione di Cristo (allusioni a «resurrexit», «mortuos», «Pilatus») con una sezione liturgica distinta sulla Trasfigurazione del Signore. Le rubriche regolano l’osservanza dell’ottava, della veglia e della commemorazione di questa festa, nonché il suo rapporto con altre feste del Signore (Pasqua, Pentecoste). La festa della Trasfigurazione fu adottata solo a livello regionale nell’Occidente latino a partire dal IX/X secolo e, fino al 1457, non fu una festa universale della Chiesa, ma veniva osservata e regolamentata in modo diverso da luogo a luogo: la rubrica dettagliata sulla veglia, dell’ottava e della commemorazione visibili su questa pagina è quindi una testimonianza tipica della pratica liturgica pre-tridentina, con le sue varianti diocesane. Il verso riprende la teologia patristico-monastica del nome di Gesù, così come formulata da Bernardo di Chiaravalle nel Sermo 15 sul Cantico dei Cantici: il nome di Gesù come «oleum effusum» (olio versato), che dona luce, nutrimento e medicina, insieme ai livelli di significato triplici o quadrupli del nome prima e dopo la Passione. Frasi come «nomen ihesu», «passione sua», «unctio» e «ihesus salus, ihesus salvator» possono essere ricondotte direttamente a questo testo omiletico, poiché venivano spesso citate nelle miscellanee monastiche del XIII secolo e inserite nei lezionari dei breviari. La vicinanza tematica a Bernardo di Chiaravalle indica uno scriptorium cistercense, o almeno di influenza cistercense. Piegato più volte (ora appiattito), leggermente sfregato, con minime tracce di danni da tarli. Leggermente sporco. Nel complesso ancora in buone condizioni: una rara testimonianza della dottrina della Trasfigurazione in un contesto cistercense. 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