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IGNACIO ZULOAGA Y ZABALETA (Éibar, Guipúzcoa, 1870 – Madrid, 1945). “Il devoto”. Olio su tela. Firmato nell’angolo in basso a destra. Reca un’etichetta Barrachina i Ramoneda sul retro. Dimensioni: 95 x 56,5 cm; 118 x 80 cm (cornice). Ignacio Zuloaga eccelleva in particolare nei ritratti individuali, concentrandosi sulla rivelazione del carattere e sull’esplorazione dell’anima. In questa rappresentazione di una figura devota, con il capo chino davanti alla croce, è chiaramente evidente la determinazione del pittore a rinunciare a sottigliezze e abbellimenti superflui per concentrarsi sull’espressione contrita e introversa. Ciò gli riesce grazie a pennellate energiche di grande forza espressiva. I lineamenti severi, i baffi, le sopracciglia folte, la carnagione scura… tutto concorre a formare un ritratto al tempo stesso sfuggente e veritiero. Una raffigurazione del Cristo giacente con la Vergine Maria ci trasporta all’interno di una chiesa. Figlio del rinomato artista damasceno Plácido Zuloaga e nipote di Daniel Zuloaga, uno dei più importanti ceramisti spagnoli del suo tempo, Ignacio Zuloaga lavorò fin da bambino nel laboratorio del padre, dove ebbe i primi contatti con il disegno e l’incisione. In seguito iniziò a studiare ingegneria, ma abbandonò gli studi per dedicarsi alla pittura. Ricevette la sua formazione artistica al Museo del Prado, copiando opere di Ribera, Goya, Velázquez ed El Greco — di cui sarebbe diventato uno dei primi promotori. Già nel 1887 presentò un dipinto all’Esposizione Nazionale di Madrid, intitolato «Un sacerdote che prega in una vecchia stanza». Dopo un primo viaggio a Roma nel 1889, durante il quale si immerse nelle opere dei maestri del Rinascimento, Zuloaga si recò a Parigi, dove incontrò artisti francesi come M. Dethomas e Rodin, con i quali avrebbe stretto una profonda amicizia. Conobbe anche Miguel Utrillo e Santiago Rusiñol, e in seguito sarebbe tornato in Italia proprio con quest’ultimo. A Parigi sperimentò il puntinismo e l’impressionismo e partecipò a diverse mostre collettive presso la galleria Le Bar de Boutteville, luogo di ritrovo dei simbolisti. Tuttavia, la ricerca delle proprie radici lo condusse in Andalusia, dove trascorse alcuni periodi tra il 1894 e il 1897. Nel 1897, a Segovia, dipinse «Mio zio e i miei cugini», un’opera che presentò al Salon di Parigi e che fu acquisita dal governo francese. Nel 1898 si sposò e si stabilì a Madrid, pur continuando a recarsi spesso nella capitale francese. L’anno successivo presentò al Salon di Parigi il suo «Ritratto di famiglia», anch’esso acquisito dal governo francese. A partire dal 1903 partecipò a mostre internazionali e la sua fama continuò a crescere. Tra il 1906 e il 1913 lavorò a Segovia, attratto dall’austerità del paesaggio castigliano e dalla dignità tranquilla e umile dei suoi abitanti, influenzato dall’ideologia della Generazione del ’98. Nel 1908 fu invitato a tenere una mostra a New York. Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, tornò nei Paesi Baschi e visse in un monastero del XII secolo a Zumaya (Guipúzcoa) — successivamente trasformato in museo — dove conservò la sua ricca collezione d’arte, che comprendeva dipinti di El Greco e Goya. Tale era la sua ammirazione per il maestro aragonese che arrivò persino ad acquistare la sua casa natale a Fuendetodos. Allo stesso modo, nel 1926 acquistò il Castello di Pedraza (Segovia), anch’esso trasformato in museo. Ignacio Zuloaga è oggi considerato, insieme a Gutiérrez Solana, il continuatore della tradizione della pittura spagnola nel corso del XX secolo. La sua opera è attualmente presente in musei di primo piano come il Prado (opere assegnate al Centro Nazionale d’Arte Reina Sofía), nonché in altri in tutto il mondo, tra cui il Musée d’Orsay, il Museo Rodin e il Museo Nazionale di Versailles a Parigi, l’Ermitage a San Pietroburgo, il Metropolitan a New York e il Thyssen-Bornemisza a Madrid, tra gli altri.
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