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MAX ERNST (Brühl, Germania, 1891 – Parigi, 1976). “Dent prompte”, 1969. Litografia a colori su carta giapponese, esemplare n. 13/70. Firmata e numerata a matita. Dalla serie “Dent prompte”, realizzata in collaborazione con René Char. Pubblicata dalla Galerie Lucie Weill, Au Pont des Arts, Parigi, e stampata da Fernand Mourlot. Dimensioni: 46 x 44 cm. Appartenente all’edizione speciale di “Dent prompte”, questa stampa fa parte dell’opera grafica matura di Max Ernst e riflette il suo interesse di lunga data per il dialogo tra immagine e poesia. Il progetto, realizzato in collaborazione con il poeta surrealista René Char, ha unito i testi di quest’ultimo a una serie di composizioni di Ernst, dando vita a una pratica del libro illustrato che ha occupato un posto importante nella sua carriera. Il MoMA conserva una copia della pubblicazione. La composizione incarna pienamente la logica del collage, una tecnica determinante nel linguaggio artistico di Ernst: immagini di diversa provenienza, scala e natura sono giustapposte senza stabilire una narrazione convenzionale. Questa giustapposizione di elementi non correlati genera l’effetto di straniamento caratteristico del surrealismo, in cui associazioni inaspettate sostituiscono la logica narrativa. Lo stesso Ernst, fin dai suoi anni dadaisti, aveva fatto dello spostamento e della ricombinazione di immagini preesistenti uno dei suoi principali metodi creativi. La litografia a colori conserva questo aspetto stratificato dell’immagine: le ampie campiture piatte di rosso, arancione e blu sono tratti distintivi dell’opera e contrastano con le aree di disegno meticoloso e con la trama della carta giapponese. La tecnica di stampa funge qui da continuazione della sperimentazione di Ernst con il collage e con metodi in grado di suscitare associazioni visive inaspettate. Max Ernst è stato una delle figure di spicco del Dadaismo e del Surrealismo e uno degli artisti più sperimentali del XX secolo. Forza trainante del gruppo dadaista di Colonia e legato alla cerchia surrealista parigina fin dagli anni ’20, reinventò radicalmente il collage e introdusse tecniche quali il frottage e il grattage. Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza Nel 1954 ricevette il Gran Premio per la Pittura alla Biennale di Venezia e, nel 1975, il Solomon R. Guggenheim Museum gli dedicò un’importante retrospettiva, successivamente presentata a Parigi. Collezione Peggy Guggenheim Le sue opere sono ampiamente rappresentate in istituzioni quali il Museum of Modern Art e il Museo Guggenheim.
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