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JUAN GENOVÉS (Valencia, 1930–Madrid, 2020). Senza titolo, 2011. Inchiostro su carta, realizzato sulla prima pagina del libro *Juan Genovés*. Edito da Marlborough. Accompagnata dal libro *Juan Genovés*, edito da Marlborough, p. 207. La pagina modificata dall’artista è stata conservata e incorniciata come opera a sé stante. Firmata e datata in basso. Dimensioni: 24 x 29 cm; 43 x 48 cm (cornice). L’opera presenta, al centro, un cerchio disegnato a mano contenente piccole figure schematiche sparse: un motivo ricorrente nell’opera di Genovés legato al suo interesse per le masse, l’individuo e il movimento collettivo. L’opera è particolarmente significativa perché traduce in un formato intimo e sperimentale alcuni degli espedienti artistici che hanno definito il linguaggio visivo di Genovés: la prospettiva a volo d’uccello, la frammentazione, l’anonimato delle figure e la tensione tra l’individuo, la collettività e lo spazio urbano. Si formò alla Scuola di Belle Arti di San Carlos a Valencia. Nel 1949 fondò Los Siete e in seguito entrò a far parte di Parpalló e Hondo, gruppi che svolsero un ruolo decisivo nel rinnovamento della pittura spagnola del dopoguerra. La sua carriera ottenne riconoscimento internazionale a partire dagli anni ’60. Nel 1966 ricevette una menzione d’onore alla Biennale di Venezia e, nel 1967, la medaglia d’oro alla Biennale Internazionale di San Marino. Nel 1968 gli fu conferito il Premio Marzotto Internazionale. In seguito è stato insignito, tra gli altri riconoscimenti, del Premio Nazionale per le Arti Visive (1984), del Premio per le Arti Visive del Governo Regionale di Valencia (2002) e della Medaglia d’Oro al Merito nelle Belle Arti (2005). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche nazionali e internazionali, tra cui il Museo Reina Sofía e l’IVAM, nonché di istituzioni quali il MoMA di New York, il Guggenheim di New York, l’Art Institute di Chicago e musei a Berlino, Rotterdam e Roma, consolidando così il suo riconoscimento e la sua reputazione a livello internazionale. La pagina modificata dall’artista è stata conservata e incorniciata come opera a sé stante.