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JOSÉ GURVICH (Jieznas, Lituania, 1927–New York, 1974). “Natura morta”, 1960. Olio su cartoncino. Corredato da un certificato rilasciato dalla Fondazione Gurvich. Sul retro presenta etichette informative della Fondazione Gurvich, del Museo Gurvich e della Autogiro Campos Hnos & Cia Ltda (Uruguay). Firmato e datato nell’angolo in alto a destra. Dimensioni: 24 x 30 cm; 40 x 47 cm (cornice). Realizzata nel 1960, questa Natura morta segna un momento particolarmente significativo nella carriera di José Gurvich, quando, dopo essersi pienamente integrato nell’Atelier di Torres García, aveva assimilato i principi dell’Universalismo Costruttivo ma stava iniziando a sottoporli a un’interpretazione sempre più libera e personale. L’opera è il frutto proprio di questa transizione, in cui l’eredità di Joaquín Torres García convive con una crescente attenzione alle possibilità espressive della pittura. Il genere della natura morta si rivela particolarmente significativo in questo processo. Gurvich parte da oggetti riconoscibili ma li sottopone a un processo di sintesi e trasformazione, riducendoli a forme essenziali definite solo da contorni scuri, piani cromatici e rapporti di massa. Lo spazio rinuncia alla profondità illusionistica e si afferma come superficie autonoma, in cui gli elementi sono organizzati prestando maggiore attenzione al loro equilibrio plastico piuttosto che a una rappresentazione fedele della realtà. Questo concetto è rafforzato da una tavolozza sobria di grigi, bianchi, neri e tonalità terrose, punteggiata da sottili accenti di rosa e ocra. Su questa tavolozza, Gurvich impiega pennellate ampie, visibili e sovrapposte, la cui direzione e densità contribuiscono a definire le forme tanto quanto il disegno stesso, trasformando la natura morta in un campo di sperimentazione tra forma, materia e gesto. L’importanza di questo genere all’interno del suo corpus di opere di quegli anni è documentata anche da altre opere conservate presso il Museo Gurvich, come *Natura morta con arance* (1958), anch’essa realizzata a olio su cartone. La vicinanza cronologica e tecnica di entrambe le opere permette di collocarle all’interno di un’esplorazione continua della natura morta Figura chiave del Laboratorio di Torres García e dell’arte uruguaiana del XX secolo, José Gurvich è stato un pittore, muralista e ceramista che ha sviluppato un proprio linguaggio artistico basato sui principi dell’Universalismo Costruttivo. Stretto discepolo di Joaquín Torres García, la sua opera si è progressivamente evoluta verso una maggiore libertà formale ed espressiva.A partire dalla metà degli anni ’50, viaggiò in Europa e in Medio Oriente; queste esperienze ampliarono i suoi orizzonti artistici e introdussero nuovi riferimenti culturali e simbolici nella sua opera. Dopo essere tornato definitivamente a Montevideo nel 1966, consolidò un linguaggio artistico sempre più personale e si dedicò intensamente alla ceramica. Nel 1973 espose al Museo Ebraico di New York. La sua opera, successivamente presentata in numerose mostre internazionali, lo ha consacrato come figura chiave dell’arte latinoamericana del XX secolo. In allegato è presente un certificato rilasciato dalla Fondazione Gurvich. Sul retro reca etichette informative della Fondazione Gurvich, del Museo Gurvich e della Autogiro Campos Hnos. & Cia. Ltda. (Uruguay).