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PAUL JENKINS (1923, Kansas City, Missouri – New York, 2012). “Phenomena Sung Jade”, 1978. Acquerello su carta. Firmato nell’angolo in basso a sinistra. Dimensioni: 75 x 56 cm. «Phenomena Sung Jade» appartiene alla rinomata serie «Phenomena», pietra miliare dell’opera di Paul Jenkins e una delle espressioni più distintive dell’astrazione lirica americana nella seconda metà del XX secolo. In queste opere, l’artista concepiva la pittura come un evento cromatico in cui il pigmento era protagonista assoluto. Jenkins versava e guidava la pittura direttamente sulla superficie, utilizzando spatole e altri strumenti per controllarne il flusso e favorire l’emergere di trasparenze, sovrapposizioni ed effetti accidentali. In questo modo, stabiliva un equilibrio unico tra controllo e imprevedibilità, consentendo al comportamento intrinseco del materiale stesso di contribuire alla costruzione dell’immagine. Il termine «Phenomena», sistematicamente incorporato nei suoi titoli a partire dagli anni ’60, esprime questa concezione della pittura come esperienza percettiva. Le sue composizioni non miravano a rappresentare un paesaggio specifico, ma piuttosto a evocare sensazioni associate a fenomeni naturali — luce, acqua, atmosfera o minerali — attraverso il movimento e l’interazione del colore. In questo contesto, il titolo *Sung Jade* è particolarmente evocativo. Il riferimento alla giada si ricollega al fascino che Jenkins nutriva per l’arte e la filosofia orientali — presente fin dalla sua giovinezza — e al suo interesse per la pittura intuitiva e contemplativa. Rinomato pittore espressionista astratto, Paul Jenkins studiò con Yasuo Kuniyoshi presso l’Art Students League di New York (1948–1952) e conobbe Mark Rothko, Jackson Pollock e Barnett Newman. Nel 1954, dopo un viaggio in Italia, si trasferì a Parigi, dove tenne la sua prima mostra personale presso lo Studio Paul Facchetti. L’anno successivo, nel 1955, la Zoe Dusanne Gallery di Seattle presentò la sua prima mostra personale negli Stati Uniti; il Seattle Museum fu il primo museo ad acquisire le sue opere. Nel 1959 iniziò a intitolare le sue tele «Phenomena» e passò gradualmente dall’olio e dallo smalto all’acrilico. Nel corso degli anni ’60 viaggiò in Europa, Russia, India e Giappone, dove collaborò con Yoshihara e il gruppo Gutai a Osaka. Nel 1983 fu nominato Commandeur des Arts et Lettres della Repubblica Francese. Considerato uno degli artisti più importanti del XX secolo, le sue opere figurano nelle collezioni dei principali musei del mondo, quali la Tate Gallery di Londra; il Museum of Modern Art, il Whitney e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York; il Centre Georges Pompidou e il Museo Nazionale d’Arte Moderna di Parigi; lo Stedelijk Museum di Amsterdam; e il Museo Nazionale d’Arte Occidentale di Tokyo.