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Vera PAGAVA (Tbilisi 1907 - Ivry-sur-Seine 1988) Il derviscio Circa 1935 Olio su tela tesa su cartone 40 x 32,5 cm Firmato in basso a destra "Pagava" Vera Pagava è una pittrice, disegnatrice e incisora di origine georgiana. È nata il 27 febbraio 1907 a Tbilisi, città che all’epoca faceva parte dell’Impero russo e che oggi è la capitale della Georgia. Proviene da una famiglia nobile e colta. Fin dall’infanzia è circondata da artisti e intellettuali, come David Kakabadzé, Hélène Akhvlediani e Lado Goudiachvili. Nel 1919 la sua famiglia lasciò la Georgia a causa della malattia del padre e dei disordini politici. Vissero dapprima a Berlino, poi a Dresda, prima di stabilirsi nel 1923 a Parigi, nella città di Montrouge, dove viveva una comunità georgiana in esilio. In Francia, Vera intraprende gli studi artistici. Frequenta diverse scuole: l’École des Arts Décoratifs, l’École des Arts et Publicité, poi l’atelier del pittore André Lhote nel 1929. Nel 1932 entra all’Académie Ranson. Lì segue i corsi di Roger Bissière e stringe amicizia con altri artisti come Jean Bertholle, Maria Helena Vieira da Silva e Árpád Szenes. Negli anni ’30 partecipa alle mostre di un gruppo di artisti chiamato Témoignage. Per guadagnarsi da vivere, dipinge tessuti e nel 1940 ottiene la licenza di infermiera. Realizza inoltre due affreschi murali in alcune scuole di Parigi, nel 1936 e nel 1937. Quest’opera appartiene al periodo figurativo di Vera Pagava. Ancora lontana dall’astrazione che in seguito caratterizzerà la sua opera, Pagava elabora già un linguaggio basato sulla semplificazione delle forme, sulla frontalità della composizione e sulla geometrizzazione delle forme e dello spazio. Pagava era allora studentessa all’Académie Ranson nell’atelier di Roger Bissière, dove lavorava in particolare dal modello dal vivo. La figura, raffigurata seduta e simile a un derviscio, è costruita a partire da forme semplificate e ampie campiture cromatiche: il bianco sporco dell’abito, i blu e i grigi dello sfondo e del pavimento, nonché le tonalità marroni e rossastre che strutturano lo sfondo. I contorni, volutamente poco dettagliati, riducono il personaggio ai suoi volumi principali. Pagava cerca evidentemente più di costruire una figura nello spazio organizzato di masse cromatiche e geometriche che di descrivere le realtà anatomiche della figura. Il trattamento della luce è uno degli elementi interessanti dell’opera. Essa arriva lateralmente, dalla parte superiore destra, e divide il volto in due grandi zone. Quest’opera è un prezioso esempio della metà degli anni ’30. E.V