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RARO E IMPORTANTE GRUPPO CON TRE BUDDHA CORONATI CINA, DINASTIA QING, PERIODO QIANLONG / JIAQING - Porcellana dipinta a smalti policromi, tra cui prevalgono un blu variegato di tipo 'uovo di pettirosso', il marrone e diffuse dorature, che nell'insieme conferiscono alle tre figure l'aspetto della patina del bronzo dorato; si aggiungono un blu intenso per i capelli e tocchi policromi sparsi a simulare l'intarsio di pietre dure. Le tre divinità sono raffigurate stanti, tra spalle e scapole una mantellina, mentre il torso è scoperto; sul petto una esuberante collana giunta in alto da una svastika. La parte inferiore del dhoti è allacciata in vita da una cintura in tessuto con lungo fiocco sul davanti, che si allunga morbido fino ai piedi. Sia la mantellina sia la sezione inferiore presentano un finissimo e minuzioso decoro di fiori stilizzati, alcuni degli Otto Simboli Buddhisti (bajixiang), il carattere shou ("longevità"), la svastika, pipistrelli, fenici. Il capo, sormontato da usnisa a pinnacolo, ha corona a sette punte, le due più esterne di piccole dimensioni. Le tre statue sono dotate di eleganti basi in legno sagomato. 45,5 x 20 x 16 cm L'attributo che ognuna delle tre divinità tiene nella mani, chiarisce di quale particolare Buddha si tratti: Bhaisajyaguru (in cinese Yaoshi, il Buddha della medicina) con la pagoda; Shakyamuni (in cinese Shijiamouni, il Buddha originario) con la ciotola; Amitabha (in cinese Amituofo, il Buddha della luce infinita) con il gioiello cintamani. Questa triade mette dunque insieme le tre più importanti e note manifestazioni del Buddha nel Buddhismo Mahayana. Un'iconografia che si diffuse in Cina a partire dalla dinastia Ming, rimanendo piuttosto rara in epoca Qing. Anche nella posa, queste tre figure hanno chiari rimandi alla statuaria in bronzo a destinazione imperiale dell'inizio di epoca Ming. La tecnica dello smalto policromo su porcellana che vuole imitare il bronzo è una delle più complesse nell'ambito della produzione delle fornaci imperiali di Jingdezheng del XVIII-XIX secolo, promossa con convinzione dall'imperatore Yongzheng e, soprattutto, dal suo successore Qianlong che aveva una grandissima passione per le antichità. Applicata prevalentemente su vasellame che anche nelle forme riprende i modelli bronzei del I millennio a.C. (si veda il vaso di forma hu nel Metropolitan Museum of Art di New York, marchio e periodo Qianlong, inv. 79.2.799), nella statuaria è molto più rara. Si veda per esempio il bodhisattva inginocchiato pubblicato in Legeza I.L.,A Descriptive and Illustrated Catalogue of the Malcolm MacDonald Collection of Chinese Ceramics, Londra, 1972, p. 79, n. 384, datato al periodo Qianlong e analogo a queste tre figure per la fisionomia della divinità, per il tipo di invetriatura con ampia doratura, per il decoro del dothi e per la diffusa presenza di tocchi di smalti a simulare l'intarsio di pietre dure.
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