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MERMOZ Jean Lettera autografa «Jean», Martigues, 18 settembre 1931, alla sua «Mamma adorata»; 4 pagine in-4 con intestazione dell’Hôtel Sainte-Anne. Disaccordo tra Mangaby e Gilberte. Pensa di essere del tutto pronto per venerdì. «Lo saremmo già da tempo se a Parigi avessimo agito con maggiore metodo. Qui siamo in condizioni migliori per lavorare… c’è un solo responsabile… tutte le questioni sono state approfondite e questa volta abbiamo fiducia in ciò che possiamo fare». Ma il maltempo rischia di ritardare tutto. Chiede informazioni meteorologiche in Argentina e in Uruguay. «Se avessi qualche possibilità di trovare due o tre giorni di bel tempo laggiù, forse potrei fare un salto a Buenos Aires alla fine del mese? Mi faccio spedire qui il secondo motore e la mia radio; Mailloux è stato avvisato. Tra otto o dieci giorni ne saprò di più. Se tutto va per il verso giusto, farò un salto a Parigi per venirti a prendere e per vedere il nonno e la nonna prima di partire». Vorrebbe che il processo a sua madre fosse finito. «L’unica cosa che mi fa davvero male è che, quando sei con Gilberte e me, non sei mai veramente felice; durante i pochi giorni e i pochi momenti trascorsi con te […] non parli, non dici nulla […] la tua presenza, che tante volte percepisco così lontana, mi stupisce e mi indigna. Mamma, mia piccola mamma, tu che sei, che so essere così buona… a volte mi sembra di non sentirti più, di non riconoscerti più. Eppure hai accudito Gilberte come se fosse tua figlia […] ma sento fin troppo bene che l’hai fatto solo per me, e che nel profondo del tuo cuore le rimproveri sempre un po’ la stessa cosa: di aver occupato un posto così grande nella mia vita che non ne rimane più abbastanza per te… ne soffri… anche questo lo capisco. Ma mamma, ognuno ha la propria vita, il proprio destino. Gilberte è entrata nella mia in un momento in cui non me lo aspettavo affatto… è l’eterna legge umana e io non vi sono sfuggita. Che cosa vuoi farci? Lei resterà con me finché il destino lo permetterà… ci amiamo e viviamo… come tutti. […] Mamma, capisco perché soffri, ma la mia vita è la mia vita… mi è stata data così e non possiamo farci nulla, né io né te. Non so cosa mi riservino il presente e il futuro: non mi importa. Mi rallegro del destino che mi è stato riservato e saprei sopportare con fermezza questa tempesta se dovesse diventare meno clemente. Sono semplicemente consapevole di agire con lealtà e rettitudine in ogni circostanza… e non sono disposto a venir meno a questo nei tuoi confronti, che sei mia madre, uno dei miei due più grandi affetti in questo mondo. Ed è per questo che voglio che non rimanga alcun malinteso tra noi […] Gilberte nutre un affetto molto profondo per te […] il mio non è cambiato, è semplicemente più virile, forse meno dimostrativo che in passato… ma non devi rimproverarmelo: ho molte preoccupazioni, tante cose per la testa… e poi vederti così, chiusa in te stessa, ritirata volontariamente […] questo mi allontana e faccio fatica ad avvicinarmi a te»… Ecc. Provenienza: - Jean Mermoz (1901-1936); - Gabrielle Gillet-Mermoz (1880-1955); - Successivamente tramandata in famiglia per via ereditaria
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