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MERMOZ Jean L.A.S. «Ton Jean», Buenos Aires, 26 marzo 1929, alla sua «Mamma cara»; 2 pagine in-4 su carta velina, tramite Aeropostale. Nuove complicazioni per il raid; incidenti nelle Ande. Non è ancora partito: «Sono tornato dal Cile tre giorni fa... Qui mi aspettavano due telegrammi e una lettera del Ministero che mi vietava formalmente qualsiasi tentativo di raid. Se non mi attengo a ciò, mi aspettano gravi sanzioni, a quanto pare. Ora mi lasceranno partire dalla Francia solo con un aereo che non abbia più di 1.500 litri di carburante, il che significa che dovrò partire dall’estero. Inoltre, a seguito dei nuovi decreti appena emanati da Laurent Eynac, Hispano esita a fornirmi un motore. Insomma, sono di nuovo a terra. Il conte de la Vaulx è ripartito per la Francia e mi ha promesso di cercare di ottenere l’autorizzazione, essendo amico personale di Laurent Eynac. Quindi aspetto ancora, aspetto sempre... e oggi è arrivato in Brasile un equipaggio spagnolo senza scalo da Siviglia con materiale francese!! Insomma, comincio a farmene una ragione e ad aspettare pazientemente. Avrò sicuramente altre opportunità tra poco, dato che il mio contratto scade a novembre». Ha appena vissuto momenti terribili: «Ho appena concluso un viaggio di 7.500 km, di cui una parte con il conte de la Vaulx. Due atterraggi di emergenza in piena montagna dai quali ne sono uscito per miracolo. Uno con il conte de la Vaulx che ci è quasi costato la vita e l’altro con il mio meccanico [Collenot], nel cuore della Cordigliera delle Ande a 4.000 m di altitudine, in mezzo alla neve, un deserto di pietra. Sbattuto a terra da una raffica di vento, con il motore al massimo, sono riuscito fortunatamente a evitare lo schianto; abbiamo riparato per tre giorni e due notti i danni causati all’aereo da un freddo compreso tra i 13 e i 17° sotto zero, senza cibo, poiché il mio meccanico aveva inavvertitamente dimenticato la nostra cassa di provviste di riserva, – soffocando letteralmente dopo gli sforzi che eravamo costretti a compiere a causa dell’altitudine, in compagnia di tre condor che non ci hanno mai abbandonato. Insomma, siamo riusciti a ripartire dopo un decollo che avevo calcolato in anticipo, sorvolando tre burroni che dovevo superare con salti appropriati e determinati in anticipo; quel decollo a 4.000 m in piena montagna rimarrà il mio ricordo professionale più bello. Un metro di errore e sarebbe stata la fine. Finalmente, dopo 3 km di corsa e balzi, feci decollare il mio velivolo del peso di 3 tonnellate e riuscimmo a raggiungere il punto da cui eravamo partiti. Nessuno voleva crederci. I piloti cileni erano scettici, ma dovettero arrendersi all’evidenza dopo aver recuperato un serbatoio di benzina e gli attrezzi che avevo lasciato al nostro punto di atterraggio per alleggerire il carico. Sia in Cile che qui, l’impressione suscitata è stata enorme. Sono stato festeggiato al mio arrivo a Santiago. I cileni mi hanno nominato membro onorario del loro Aeroclub, dove non ammettono stranieri». Gli sono state conferite delle medaglie. «Il conte de la Vaulx, entusiasta, ha chiesto che mi fosse conferita la targhetta dell’Aéro-Club de France e vuole propormi per la coccarda di ufficiale della Legione d’Onore. Gli ho detto che non mi importava nulla di tutto ciò e che l’autorizzazione a farmi compiere la mia impresa mi avrebbe fatto cento volte più piacere»… Provenienza: - Jean Mermoz (1901-1936); - Gabrielle Gillet-Mermoz (1880-1955); - Successivamente tramandata in famiglia per via ereditaria
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