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MERMOZ Jean L.A.S. «Ton Jean», Buenos Aires, 26 settembre 1928, alla sua «Mamma cara»; 4 pagine in-4 con intestazione Aeroposta Argentina. Racconto del suo incidente durante il volo verso la Bolivia. …«Dalla Bolivia dovevo recarmi ad Asunción, capitale del Paraguay. Cinque ore dopo la mia partenza da Puerto Suárez, si è verificato un guasto al motore causato dalla scarsa qualità dell’olio. Sono riuscito ad atterrare in una radura in mezzo a una foresta di palme senza, fortunatamente, causare alcun danno. A bordo c’erano il mio direttore e il mio meccanico. Sono partito con il primo alla ricerca di un rifugio. Dopo ore di cammino nella foresta con l’acqua fino alle ginocchia e l’erba che ci arrivava sopra la testa, ci siamo imbattuti in un’estancia indigena, dove fortunatamente non siamo stati accolti a colpi di fucile. Se fossimo andati solo 10 km più all’interno, ci saremmo imbattuti in indigeni predoni, che abbondano nella “prateria” paraguaiana. Torniamo all’aereo con un carro trainato da buoi preistorico, vi carichiamo i bagagli e ci dirigiamo con uno dei nostri indigeni verso un insediamento situato a 25 km di distanza, sul Rio Paraguay. Ci arriviamo nel cuore della notte. Lì c’è una fabbrica di tannino gestita da tedeschi e protetta da un fortino paraguaiano. Il comandante del fortino vuole metterci in prigione, scambiandoci per spie boliviane giunte in aereo, poiché attualmente tra la Bolivia e il Paraguay vige quasi uno stato di guerra. Tutti i posti di controllo ci avevano segnalati mentre provenivamo dalla Bolivia!! Non vogliono quindi ascoltare nulla; noi negoziamo, dicendo che siamo francesi»... Il direttore della fabbrica si è fatto garante per loro, e così li lasciano partire in barca per Asunción: «Telegrafiamo a Buenos Aires per farci mandare un motore e un meccanico. Arriva tre giorni dopo. Lo carichiamo su una sorta di chiatta mista». Dopo sette giorni, arrivano: «Scarichiamo il motore, lo trasportiamo su un carro trainato da buoi fino al luogo del guasto e, mentre i miei due meccanici montano il motore, io conduco per cinque giorni la vita del cacciatore. A cavallo tutto il giorno, con la pistola alla cintura e il fucile in spalla, vado in giro con i “peones” dell’estancia, uccidendo pappagalli, scimmie, cacciando la pantera (ne ho due pelli molto belle) e il cinghiale, pescando, mangiando la carne uccisa sul posto e bevendo l’acqua dei fossati, insomma quasi la vita di un eroe di Fenimore Cooper! La sera, ad esempio, venivo divorato dalle zanzare, vere e proprie nuvole di insetti, poiché dormivamo all’aperto. Una volta avviato il motore, lascio con un certo rammarico quel luogo, tutto sommato piacevole e con in più, come passeggeri, un piccolo cinghiale e dei pappagalli; riesco a farmi strada tra l’erba e gli alberi e a raggiungere Asunción, poi Buenos Aires. Tre giorni dopo, torno ad Asunción per andare a Rio senza scali. Riesco a raggiungere Santos, dove atterro nel bel mezzo di una tempesta, e sono tornato l’altro ieri a Buenos Aires. Quindi, in quaranta giorni, ho trascorso tre giorni a casa e quante altre avventure! »… Sta per partire per il Cile «per un viaggio di studio e di promozione di una nuova rotta. E a dicembre o gennaio partirò per le Antille, sempre per un viaggio di studio. Vorremmo arrivare fino a Panama per collegarci alla rotta nordamericana». Racconta delle trattative per il suo «progetto di volo transatlantico» con il signor de Sieyès; Bouilloux-Lafont lo sovvenzionerebbe, «sia per Parigi-New York, sia per Parigi-Buenos Aires senza scalo. […] il mio volo sarà un’ottima pubblicità per la compagnia». Verrà in Francia per la messa a punto del velivolo, in particolare «per aumentare la sicurezza in caso di guasto», e per le prove. Ha intenzione di chiedere a Le Brix di essere il suo navigatore… Corrispondenza, n. 148. Provenienza: - Jean Mermoz (1901-1936); - Gabrielle Gillet-Mermoz (1880-1955); - Successivamente tramandata in famiglia per via ereditaria
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