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Artcurial

157 - MERMOZ Jean

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MERMOZ Jean L.A.S. «Ton Jean», Buenos Aires, 28 giugno [1928], alla sua «Mamma cara»; 2 pagine e mezzo in-4 con intestazione dell’Aeroposta Argentina. I dubbi dell’eroe, che incontra la sua futura moglie. Dopo aver spiegato la perdita di un assegno, si rallegra nel sapere che sua madre si trova a Royat: «Rimettiti presto. […] Se il soggiorno a Royat migliorerà ulteriormente la tua salute, ti ritroverò completamente trasformata. Sarei volentieri vicino a te, mia piccola Mamma. Ho bisogno di riposo, ma di un riposo vicino a te, nella calma del profondo affetto che ci unisce e che è il mio unico conforto nei momenti spesso difficili che sto attraversando, nonostante la spavalderia che ostento e le gloriose soddisfazioni che mi vengono concesse troppo spesso. […] È solo lassù, vedi, che mi sento veramente me stessa, ma i risvegli terreni sono così spesso penosi. I miei compagni dicono che ho una fortuna straordinaria. Ma se solo sapessero quanto spesso la ottengo a caro prezzo, a forza di volontà, di energia, di spirito di sacrificio, di autocontrollo. […] A me questo mi esalta, mi proietta fuori da me stesso, come il torrente che scende dalle vette si lancia fuori dal proprio alveo e ride degli ostacoli. Possiedo una forza interiore che ho l’orgoglio di non ignorare. Grazie ad essa, mi sento capace di vincere ogni cosa, di spezzare ogni cosa, sia nella mia esistenza «aerea», se così posso dire, sia nella mia vita terrena. E poi i miei rari momenti di debolezza mi lasciano ferito, ansimante, quasi infelice... Mamma, perché non riesco a vivere come tutti gli altri? Semplicemente senza passione, senza slancio, senza quegli impulsi istintivi e ragionati che mi fanno conoscere bene le piccole miserie, le piccole meschinità della nostra epoca, le quali mi rendono un essere troppo buono o troppo feroce a seconda della loro fantasia. Perché non riesco a elevarmi al di sopra di tutto questo senza lasciarci ogni volta un po’ di tutto ciò che c’è di meglio in me?» Per quanto riguarda la «questione sentimentale […] Non ho che storie terribili delle quali riderei se non avessi un cuore, ma che mi fanno male perché non mi piace fare del male e... non faccio altro che questo... nient’altro che complicazioni, dalle quali riesco a districarmi solo con la forza di volontà, non senza crearmi situazioni penose. E con la vita che conduco, come vuoi che faccia altrimenti!! » Confida quindi a sua madre il segreto della sua nuova relazione «un po’ seria» con una giovane francese [Gilberte Chazottes, che sposerà]: «una vera ragazza, non pedante sebbene abbia il diploma di maturità, non mascolina sebbene moderna. La amo, mamma, davvero, sinceramente, come solo io so amare […] La cosa peggiore è che anche lei mi ama, e da più tempo […] All’inizio mi sono ribellato, ho cercato di non vederla più, ma poi l’amavo troppo […] Lei ritiene che non ci sia alcun motivo di lottare contro i nostri impulsi, mentre io penso che ce ne siano molti ai miei occhi: la mia indipendenza di carattere, la mia situazione che diventerà certamente brillante poiché lo voglio, ma spesso così scabrosa, soprattutto con la prospettiva delle mie prossime incursioni, dei miei futuri spostamenti. E allora, lasciare tutto questo, abbandonare il frutto di tanti sforzi, e poi privarmi di ciò di cui sono, credo, inebriato fino alla fine dei miei giorni, non volare più, non lottare più, non tentare più, non rischiare più. Mamma, capisci, non è possibile»... Si allega un’altra lettera senza data «Il tuo Jean», Buenos Aires, 27 giugno 1928, indirizzata alla madre (una pagina e mezza in-4 con intestazione Compagnie Générale Aéropostale), che accompagna l’invio di un assegno. «Forse sarò a Parigi per ottobre. Il direttore vuole farmi fare il tragitto Buenos Aires-Parigi per conto della compagnia. Non preoccupatevi. Verranno prese tutte le misure di sicurezza». Corrispondenza, nn. 142 e 141. Provenienza: - Jean Mermoz (1901-1936); - Gabrielle Gillet-Mermoz (1880-1955); - Successivamente tramandata in famiglia per via ereditaria

Testo tradotto da DeepL.
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7, rond-point des Champs-Élysées
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