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MERMOZ Jean L.A.S. «Jean», Rio de Janeiro, 29 novembre 1927, alla sua «cara mamma»; 3 pagine in-fol. Arrivo a Rio de Janeiro per sviluppare l’Aéropostale in Sudamerica. È arrivato a Rio la sera prima, «dopo ventitré giorni di traversata. Tempo splendido. Viaggio non proprio veloce ma tranquillo, senza scali da Dakar […] Ho fatto il battesimo dell’Equatore, naturalmente. Quel giorno abbiamo vissuto l’unico momento di allegria che ci è stato concesso di assaporare durante l’intero viaggio. Eravamo pochi francesi e gli argentini non sono tipi da festeggiamenti. Rio è davvero una città magnifica. Direi addirittura al di là di ogni immaginazione, semplicemente meravigliosa. Credo che la baia possa essere annoverata tra le sette meraviglie del mondo. E che ricchezza come città! Non avevo mai visto uno spettacolo così bello come quello che posso ammirare in questo momento». È stato «nominato capo pilota a Buenos Aires. Inoltre, mi è stato affidato un ruolo nella gerarchia organizzativa. Lì avrò il controllo dell’amministrazione e della gestione della linea. Sarò incaricato di assumere in loco il personale di pilotaggio e i macchinisti, nonché di effettuare i viaggi di ricognizione sulle tratte che intendiamo creare verso il Cile, la Bolivia e il Paraguay. Dovrò fornire consigli e pareri al delegato del signor Bouilloux-Lafont, il signor de Siéyès, e al delegato argentino per l’organizzazione di tutte queste tratte. Insomma, mi è stato affidato un ruolo ufficiale che non mi sarei mai aspettato». Non voleva accettare, ma Pranville, direttore generale delle operazioni, «ha detto che era mio dovere fare uno sforzo per il nostro prestigio aeronautico qui, mi ha dimostrato che potevo rendere grandi servizi grazie alla mia esperienza tecnica e professionale, di cui avevo dato numerose prove fino a quel momento, e che ero tra coloro che dovevano comandare e non obbedire, insomma che dovevo rassegnarmi a non rimanere un semplice pilota per entrare presto a far parte dei dirigenti. Belle parole che non mi hanno entusiasmato, ma alle quali sono stato costretto a cedere a condizione che non smettessi di volare tanto quanto un pilota, cosa che mi è stata promessa. È una grande responsabilità, ma tutto sommato parto dal presupposto che nella vita ci sia un momento in cui si presenta l’occasione di realizzare qualcosa e che non bisogna lasciarsela sfuggire, pena il rischio di marcire miseramente. […] Mi serviranno molta diplomazia, molto tatto e molta energia in un paese come l’Argentina, dove l’influenza tedesca è notevole. Inoltre, da quanto ho potuto capire, Latécoère si aspetterebbe molto da me per i suoi interessi personali laggiù. Se riuscisse a vendere un gran numero di velivoli in Sudamerica, che fortuna!! Me l’hanno fatto capire… senza dare nell’occhio. Insomma, mi aspetta un futuro un po’ impegnativo. Ma sono ben deciso a prendere il toro per le corna! Se non riuscirò a rovesciarlo e a dominarlo, non sarà colpa mia, perché resisterò, come ho sempre fatto finora. […] se raggiungerò i risultati attesi a livello organizzativo, la situazione potrebbe diventare davvero importante entro un anno. E poi, finché continuerò a volare, a visitare nuovi paesi, e mi faranno fare ancora qualche volo dimostrativo, andrà alla grande»… Sono accolti molto bene: «Il Brasile è molto francese. Lì si parla portoghese. È un paese assolutamente nuovo. Lì si creano fortune colossali!! Rio è una città di ville, veri e propri piccoli palazzi, hotel sontuosi. Sembra che la povertà non possa avere spazio qui, tanto tutto ciò che si trova e si vede trasuda agiatezza e persino ricchezza. La sera, il porto e persino l’intera baia assumono l’aspetto di un vero e proprio fiume di diamanti, lungo da ottanta a cento chilometri. È uno spettacolo splendido, direi addirittura probabilmente unico al mondo»… Corrispondenza, n. 129. Si allega una cartolina postale inviata alla madre (indirizzo, francobollo e timbro postale): «Porto, Portogallo 9-11/27. Scalo. Un bacione dal tuo Jean che ti pensa, Mermoz». Provenienza: - Jean Mermoz (1901-1936); - Gabrielle Gillet-Mermoz (1880-1955); - Successivamente tramandata in famiglia per via ereditaria
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