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MERMOZ Jean 9 lettere autografe (L.A.S.), Palmira, Homs e Thionville, marzo 1922-novembre 1923, indirizzate ai nonni GILLET; 38 pagine in-8. Fine del suo incarico in Oriente e ritorno in Francia. Palmira. – 28 marzo. Pensa con nostalgia al sidro dei suoi nonni, lui che è stato costretto a bere acqua stagnante per sei giorni: «credo che la sete sia peggiore della fame; l’ultimo giorno della nostra odissea […] non ho mai provato una sensazione di angoscia così terribile come quando ho sentito il suono sordo della mia borraccia, nella quale non era rimasta più nemmeno una goccia d’acqua»; hanno camminato finché non hanno incontrato una truppa di cammellieri; il suo velivolo è irreparabile e sta per essere distrutto; non ha voluto «assistere all’agonia e alla morte del mio vecchio orologio che mi aveva fedelmente accompagnato per ottanta ore e con il quale avevo compiuto quasi venti missioni; mi ero affezionato ad esso come il marinaio alla sua nave, quella cosa inanimata viveva solo grazie ai riflessi del mio cervello, come avrei potuto non affezionarmi ad esso?». – [13 luglio]. «Volo sempre molto. Le mie 200 ore di volo sono state ampiamente superate e mi avvio con serenità verso le 300 ore»... – [Agosto], si parla dell’evacuazione totale della Siria; forse andrà a Gerusalemme: gli è stato detto che «è di una sporcizia notevole e la visita di quei luoghi dà adito a un vero e proprio commercio. […] Ho solcato la Siria in lungo e in largo, o meglio, l’ho sorvolata. […] L’altro ieri abbiamo ricevuto la visita del Grande Capo del Comandante dell’Aeronautica del Levante. Mi ha detto semplicemente: “Va bene, Mermoz”. È il miglior complimento che possa fare a un pilota. Insomma, si va a tutta velocità»… – 26 settembre. Racconta in dettaglio una nuova odissea in furgoncino: partiti dal Libano per raggiungere Palmira con 10 persone, si bucano le gomme, non c’è più acqua nel radiatore, perdono la pista, si accampano, ripartono, rimangono impantanati nella sabbia e finiscono per percorrere 40 km a dorso di cammello… Pensa al suo ritorno alla vita civile: «La mia preoccupazione quotidiana è la strada che devo tracciarmi. La troverò. Ho vissuto attimi terribili che mi sono sembrati secoli, in cui la mia stessa vita era in balia della minima debolezza di volontà, della minima esitazione nel prendere una decisione, nel giro di un lampo, e ne sono uscito sano e salvo»… – 24 ottobre: prevede di tornare in Francia nel mese di marzo, ma forse ritarderà la partenza, preferendo attendere l’arrivo della bella stagione. – 16 dicembre. Lettera di auguri; sul suo letto duro nella tenda, pensa «alla nonna che la sera veniva a rifarmi il letto caldo e accogliente con tanti baci e parole gentili»; ha «6 missioni di 400 km ciascuna tra le tribù beduine». 18 gennaio 1923: sta per lasciare Palmira con rammarico e ha potuto osservare l’«alone dell’aviatore», fenomeno ottico «prodotto da un raggio solare che illumina il bagliore dell’elica nella nebbia». Homs, 10 febbraio. Ha ricevuto «la croce di guerra con una prima menzione d’onore a livello di divisione» e si prepara a tornare in Francia, portando con sé «ricordi indimenticabili»; forse tornerà? «Soprattutto se, per caso, dovessi rimanere nell’aviazione civile: attualmente si sta creando una compagnia aerea e il caso potrebbe farmi tornare lì un giorno»… Assegnato a Thionville (27 novembre), ha ripreso le sue «funzioni di maresciallo di caserma» dopo otto giorni di sospensione per «“comportamento scorretto nei confronti delle giovani reclute”» e spera in un permesso per Natale… Provenienza: - Jean Mermoz (1901-1936); - Gabrielle Gillet-Mermoz (1880-1955); - Successivamente tramandato in famiglia per via ereditaria
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