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LA CHESNAYE (Nicole de). La nave della salute con il timone del corpo umano e la condanna dei banchetti in lode della profondità e della sobrietà e il trattato sulle passioni dell’anima. (In fine) Stampato a Parigi il diciassettesimo giorno di aprile dell’anno del Signore 1511 da Michel le Noir… all’insegna della rosa bianca coronata. In-4 (193 x 130 mm), rilegatura moderna in pelle di vitello marrone, filetti a freddo con fioroni dorati agli angoli, dorso decorato. Seconda edizione¹, rara e bella quanto la prima pubblicata nel 1507 da Antoine Vérard, di quest’opera molto curiosa dal carattere al tempo stesso gastronomico, dietetico, astrologico e morale. Pubblicata in forma anonima, La Nef de santé è una raccolta di quattro testi attribuiti in tutto o in parte a Nicole (o Nicolas) de La Chesnaye, il cui nome figura in un acrostico alla fine del Prologo. Si sa poco di questo autore. Suo padre, anch’egli di nome Nicole e con cui talvolta viene confuso, fu maestro di cerimonie dei re Luigi XI, Carlo VII e Luigi XII. Godendo della protezione dello zio, l’umanista Guillaume Budé, il nostro Nicole fu nominato nel 1515 da Francesco I pretore (podestà) di Milano, carica che mantenne senza dubbio fino alla perdita del Milanese nel 1522. La morte di Bayard (1523) lo ispirò a scrivere un’epistola e un’epigrafe funeraria, pubblicate nelle *Gestes…* del cavaliere Bayard di Symphorien Champier (Lione, 1528). Queste sono le uniche opere esplicitamente firmate da lui con il titolo di pretore. Nominato segretario del re in sostituzione di Guillaume Budé intorno al 1522, divenne vicepresidente del Parlamento di Chambéry nel 1548. Morì poco dopo il 1549. Oltre alla *Nef de santé*, gli viene attribuita la traduzione francese del *Compendium super francorum gestis* di Robert Gaguin (1514), firmata con lo stesso acrostico. La prima parte del presente volume, che ne costituisce il titolo, tratta delle qualità sia dietetiche che gustative dei più svariati alimenti: carni, pesci, frutta, vini, formaggi, ecc. Il *Gouvernail du corps humain*, che segue, è un breve trattato in prosa e in versi tradotto dall’opera del medico italiano Benedetto Reguardati (Benedictus de Nursia, 1398-1469), dedicato all’influenza degli astri sul corpo umano. La terza parte, intitolata *Condamnation des banquets*, è la più importante e la più notevole. Si sviluppa su oltre 3.600 versi e mette in scena trentotto personaggi, tra cui sette allegri compagni invitati da *Dîner*, *Souper* e *Banquet*. Seguono diversi pasti durante i quali i commensali si godono tavole ben imbandite. Quattro di loro muoiono, colpiti da malattie quali Apoplessia, Paralisi, Colica, Gotta… Dopo la denuncia dei sopravvissuti e la sentenza pronunciata da Esperienza e Rimedio, consigliati da Ippocrate, Galeno, Averroè e Avicenna, Banchetto viene impiccato. Pranzo e Cena, considerati necessari alla vita, vengono risparmiati a condizione di mantenere sempre un intervallo di sei ore tra l’uno e l’altro… Questa moralità, ristampata nel *Recueil des farces, soties et moralités du XVe siècle* pubblicato da Paul Lacroix nel 1859, occupa un posto importante nella storia dell’evoluzione del genere, e G. Cohen (Il teatro comico in Francia nel XV secolo e nella prima metà del XVI secolo. Parigi, 1939-40) vi vede addirittura il suo culmine. Due arazzi dell’epoca, oggi conservati a Villevêque e a Nancy, illustrano episodi di questo testo che probabilmente fu rappresentato in scena all’epoca. Più vicino a noi, un adattamento messo in scena da Charles Dullin fu presentato per la prima volta nel 1922 al Théâtre de l’Atelier con Antonin Artaud nel ruolo di Apoplexie. La raccolta si conclude con le Passioni dell’anima, un’opera in versi tradotta, come il Timone, da Benedetto di Nursia, in cui l’autore condanna, sotto l’autorità di Galeno, gli eccessi rappresentati dall’amore troppo smodato, dall’audacia troppo grande, dall’ira impaziente, copulazione carnale… Titolo in rosso e nero ornato da una bella iniziale grottesca, xilografia a tutta pagina sul retro che raffigura l’autore mentre offre il suo libro al re, bellissima figura a due terzi di pagina all’inizio della Condanna, una trentina di piccole xilografie nel testo, tra cui i sette pianeti con sembianze umane disegnati appositamente per il *Gouvernail* e quindici figure per le *Passioni dell’anima*; l’insieme di queste illustrazioni è copiato o liberamente ispirato all’edizione Vérard. Numerose e bellissime iniziali illustrate, alcune con figure grottesche. Marchio di Michel Le Noir sul retro dell’ultimo foglio. Esemplare di grande pregio, con ampi margini, perfettamente conservato, l’unico citato da Bechtel (Catalogue des gothiques français, 2008, N-9) in mano privata. Ex libris con il motto Pro captu lectoris. Acquistato da Émile Rossignol nel 1966.
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