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Boisgirard - Antonini

84 - SEGALEN (VICTOR)

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SEGALEN (VICTOR) Stele. Pei-King, tipografia Pei-T'ang, 1912. Volume in fogli (288 x 142 mm), a fisarmonica, 106 pagine. (di cui le prime 2 e le ultime 3 pagine di guardia in bianco), copertina in carta color crema con cartellino del titolo stampato e incollato sul piatto anteriore, il tutto in cofanetto con titolo dipinto in verde sul dorso della copertina e astuccio in carta con motivo ikat verde e bianco. `Autentica edizione originale, in tiratura fuori commercio limitata a soli 286 esemplari: 81 su carta imperiale coreana (come le 81 lastre della terrazza del Tempio del Cielo), di cui i primi 21 stampati su carta spessa; 1 copia di prova non numerata su questa stessa carta, 2 copie su carta cinese (una personale, l’altra per sua moglie Yvonne) e 2 copie su carta giapponese (una personale, una di riserva). Queste 86 copie erano riservate all’autore, ai suoi cari e ai suoi amici, tra cui diverse personalità: Paul Claudel (a cui Segalen dedicò quest’opera), Claude Debussy, André Gide, il filosofo Jules de Gaultier o il sinologo Édouard Chavannes. Le altre 200 copie furono stampate su carta velina. Composto sulle presse dei Lazaristi di Pechino nei mesi di maggio e giugno del 1912 e pubblicato il 13 agosto 1912, questa prima edizione è l’unica corretta di proprio pugno da Segalen; a differenza della seconda edizione, di cui non poté, con suo grande rammarico, supervisionare la stampa, troppo rapida per i suoi gusti. «Questa edizione, con i suoi caratteri cinesi incisi su legno, costituirà, credo, una novità bibliofilica, poiché non si tratta di un opuscolo europeo decorato alla cinese, ma di un esperimento di stampa e composizione in cui la bibliofilia cinese ha un peso equivalente alle regole del libro europeo: margini, titoli, ecc.», lettera di Victor Segalen indirizzata nel 1912 ad Augusto Gilbert de Voisins. Completo dei tre sigilli rossi «cinabro» impressi a mano all’inizio e alla fine del volume: «古今碑録» (= «Raccolta di stele antiche e quotidiane»), «秘 園 之» (= «sigillo di Mi Yuan», «Mi Yuan», ovvero «Giardino misterioso», era il soprannome letterario dell’autore riservato agli intimi), «無 朝 心 宣» (= «Promulgazione intima dell’era Wao [=senza dinastia]», epigrafe della prima stele della raccolta). Provenienza di grande pregio: esemplare n. 49, recante una DEDICA AUTOGRAFA FIRMATA a PIERRE LOTI «in rispettoso omaggio» datata novembre 1912 e redatta a Tchang te fou. Al tempo stesso «visione della Cina» e opera fondamentale della letteratura francese del XX secolo, questo testo si inserisce nella profonda esperienza che Segalen fece del mondo cinese. Dopo aver iniziato lo studio del cinese nel 1908, soggiornò in Cina in tre occasioni: dapprima come medico ed esploratore dal 1909 al 1913, poi in occasione di due missioni archeologiche nel 1913-1914 e nel 1917. Questi viaggi diedero origine a importanti lavori scientifici, in particolare il «Primo resoconto dei risultati archeologici ottenuti nella Cina occidentale dalla missione di Gilbert de Voisins, Jean Lartigue e Victor Segalen» (1914), pubblicato in due fascicoli (1916) e successivamente completato da un atlante (1923-1924). Ma questa immersione alimentò altrettanto la sua opera letteraria, ispirando una serie di libri che interrogano e ricreano la Cina in forme diverse, come «Stele» (1912), «Dipinti» (1916) e «Odi» (1926). «Il mondo cinese di quest’opera è un’immensa allegoria del mondo interiore di Segalen al servizio dell’indicibile […] Questo contatto intimo con la Cina reale si completava, attraverso la creazione immaginaria, con una Cina mitica: «Non è né l’Europa, né la Cina che sono venuto a cercare qui, ma una visione della Cina…», scriveva a Debussy. Da quel momento in poi, molti testi abbozzati la sera durante le tappe del viaggio si sarebbero trasformati in poesie. La forma della «stele» adottata nacque da una fulminea analogia tra le tavole di pietra di cui la Cina è costellata e le «piccole prose brevi e dense» che egli si proponeva di scrivere prima ancora di averle viste. Condensare e concentrare il linguaggio era tanto più necessario in quanto doveva fissare quegli «istanti divinatori» che, parlando di Rimbaud, aveva definito come «quelli che designano il poeta essenziale».» (Henri Bouillier, in En Français dans le texte, Bnf, 1998, n. 340). Prezioso esemplare che riunisce due figure imprescindibili della letteratura di viaggio, Victor Segalen e Pierre Loti, i cui percorsi sono straordinariamente simili, a cavallo tra la letteratura e il viaggio militare. Entrambi furono ufficiali di marina – Segalen come medico della Marina, Loti come ufficiale – il che li portò a percorrere il mondo, in particolare l’Asia e i territori lontani dell’Impero coloniale. Queste esperienze hanno profondamente alimentato la loro opera: in Loti, hanno dato origine a racconti caratterizzati dall’esotismo, dalla nostalgia e da una certa idealizzazione delle culture incontrate, mentre Segalen ha sviluppato un approccio più intellettuale

Texte traduit par DeepL.
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