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ANNETTE SCHRÖTER (nata nel 1956 a Meißen, opera a Lipsia) Autoritratto su sedia, 1989 Olio su pannello di fibra dura, compresa la cornice realizzata dall’artista, da considerarsi parte integrante dell’opera. 106 x 71,5 cm (115,5 x 81 cm). Firmato e datato in basso a destra (19)89. Provenienza: collezione privata, Assia Annette Schröter ha studiato nella classe di pittura di Bernhard Heisig e in seguito ha insegnato lei stessa come docente di pittura presso l’Accademia di Arti Grafiche e Libri d’Arte. Nel 2001 è stata insignita del Premio d’Arte dell’8ª Mostra Annuale di Lipsia. La pittrice si immerge in un blu-nero profondo che non lascia quasi spazio alla corporeità: la figura diventa una silhouette, quasi fino a cancellare la propria forma. Solo il viso di profilo si distingue con alcune pennellate di colore più calde, quasi febbrili: un breve lampo di individualità in un corpo che altrimenti si ritira completamente nell’oscurità e nell’ombra. La luce che illumina l’immagine non proviene dall’interno, né dal calore della stanza, ma sembra una luce fredda e artificiale proveniente dall’esterno – come il bagliore di un lampione che entra dalla finestra e immerge la zona gialla a sinistra dell’immagine in un giallo limone intenso, quasi irreale. Tra questa luce esterna e la figura in ombra si crea una tensione: la pittrice è seduta nella propria casa, su una sedia familiare, eppure è illuminata da qualcosa di estraneo, di impersonale, che non le appartiene. Così l’autoritratto diventa uno studio sull’alienazione – non un’autorappresentazione nel senso di una messa in luce, ma piuttosto un nascondersi nella propria immagine, un dissolversi nell’oscurità, mentre dall’esterno penetra una luce fredda e indifferente che divide la scena in due mondi cromatici inconciliabili.
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