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Edward Ruscha (americano, 1937) G GOSH ITS A SM SMALL W WORLD - 1979 Pastello su carta 58 x 73,5 cm Firmato e datato in basso a destra Provenienza: Leo Castelli Gallery, New York John Gibson Gallery, New York (1982) Collezione Robert e Suzanne Pannier, Bruges Pubblicato: Edward Ruscha, «Stutterings», in Sondern 4, Jahrbuch für Texte und Bilder, Seedorn Verlag, Zurigo, 1979), s.p. (ill.) Barbara DeZonia, «Ed Ruscha on V-Various S-Subjects», Stuff, Los Angeles, n. 24, giugno 1980, s.p. (ill.) Ed Ruscha, They Called Her Styrene, Phaidon, Londra, 2000, s.p. (ill.) Lisa Turvey, Gwen L. Allen, Edward Ruscha: Catalogue Raisonné of the Works on Paper, Volume Two: 1977-1997, Gagosian, New York, 2014, n. D.1979.15 (ill.) Esposto: Marianna Deson Gallery, Chicago, Edward Ruscha: Drawings, 19 maggio - 12 giugno 1979 Leo Castelli Gallery, New York, Edward Ruscha: D-Drawings, 14 - 28 febbraio 1981 Aldrich Museum of Contemporary Art, Ridgefield, Connecticut, *New Dimensions in Drawing, 1950-1980*, 2 maggio - 6 settembre 1981, s.p. (ill.) Le parole occupano un posto centrale nell’opera di Ed Ruscha e compaiono come soggetti a sé stanti sin dalla fine degli anni ’50. Nel corso degli anni ’70, l’artista sviluppò le sue opere basate su “frasi ad effetto”, disegni a pastello in cui brevi frasi sono sospese su campi di colore sfumati delicatamente. Sottratte al loro contesto quotidiano, queste espressioni familiari diventano immagini visive il cui significato rimane volutamente aperto. Realizzato nel 1979, G GOSH ITS A SM SMALL W WORLD appartiene a questo gruppo di disegni. Il testo riprende la famosa frase resa popolare dall’attrazione della Disney “It’s a Small World”, un’espressione familiare di allegro ottimismo che si era profondamente radicata nella cultura popolare americana. Ruscha ne interrompe il ritmo scorrevole attraverso lettere ripetute e parole spezzate che imitano un balbettio esitante. La frase banale viene improvvisamente spogliata della sua automatica familiarità, mentre l’esclamazione sorpresa «G Gosh» introduce una nota di incertezza che sconvolge silenziosamente il suo messaggio rassicurante. Le parole fluttuano su un campo monocromatico delicatamente sfumato, i loro caratteri nitidi sospesi su uno sfondo suggestivo che richiama la foschia luminosa di Los Angeles. Privato di narrazione o illustrazione, il linguaggio stesso diventa l’immagine. L’intervento di Ruscha è volutamente leggero, eppure altera il modo in cui viene letta la frase familiare, trasformando un cliché quotidiano in qualcosa di al tempo stesso umoristico, sconcertante e inaspettatamente enigmatico.
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