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7 - Marcel Duchamp (franco-americano, 1887-1968)

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Marcel Duchamp (franco-americano, 1887-1968) Di o di Marcel Duchamp o Rrose Sélavy – 1966 (La Boîte-en-valise) dalla Serie F Scatola in pelle rossa, fodera in lino rosso Tecnica mista, 41,5 x 38,5 x 9,9 cm Firmata all’interno della scatola Provenienza: Collezione Fernand Graindorge, Liegi Galerie Vega, Liegi Collezione Robert e Suzanne Pannier, Bruges Bibliografia: Ecke Bonk, Marcel Duchamp. The Portable Museum. The Making of the Boîte-en-valise. Inventory of an edition, Thames and Hudson, Londra, 1989, p. 301 Arturo Schwartz, The Complete Works of Marcel Duchamp. Terza edizione riveduta e ampliata, Volume Due, Delano Greenidge Editions, New York, 1997, cat. 484, pp. 762-764 Esposto presso: Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk; Lyngby Rådhus, Lyngby (etichetta di spedizione) Marcel Duchamp iniziò a lavorare alla prima *Boîte-en-valise* nel 1935, ideando ciò che descrisse come «un museo portatile». Nei tre decenni successivi, il progetto si è evoluto attraverso diverse serie, ciascuna delle quali variava per materiali, presentazione e contenuti, pur conservando l’idea fondamentale di una retrospettiva condensata nelle dimensioni di una piccola valigia. Anziché produrre nuove opere, Duchamp si pose il compito di riprodurre, in miniatura, i dipinti, i ready-made e le costruzioni che avevano plasmato la sua carriera artistica. «Invece di dipingere qualcosa», spiegò in seguito, «l’idea era quella di riprodurre in miniatura i dipinti che amavo tanto». Rifiutando il formato del libro, ideò una piccola valigia il cui contenuto, disposto con cura, trasformava la retrospettiva in un oggetto a sé stante. Concepite alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, le prime Boîtes-en-valise furono assemblate in circostanze sempre più precarie. Come osservò acutamente Robert Lebel, «un anno prima della guerra, Duchamp intuì che avrebbe dovuto sistemare le sue cose in uno spazio il più piccolo possibile». Lungi dall’essere un semplice portfolio di riproduzioni, la Boîte-en-valise è una costruzione accuratamente orchestrata. Repliche in miniatura dei principali ready-made, riproduzioni a colori e rappresentazioni trasparenti di opere come *Il Grande Vetro* sono disposte secondo un preciso ordine interno. Ogni elemento occupa una posizione voluta, consentendo di riconsiderare le relazioni tra le opere all’interno dello spazio ristretto della scatola. Il museo è ridotto alle dimensioni di una mano, eppure l’architettura intellettuale dell’opera di Duchamp rimane intatta. Molto prima che gli artisti iniziassero a mettere in discussione le convenzioni relative all’esposizione, alla riproduzione e alla paternità dell’opera, la Boîte-en-valise aveva già dissolto la distinzione tra originale e copia, opera d’arte e archivio, collezione ed esposizione. L’esemplare qui presentato appartiene alla serie F, prodotta a Milano sotto la supervisione di Arturo Schwarz e assemblata a Parigi da Jacqueline Matisse Monnier. Contiene l’insieme completo di sessantotto elementi originali. Precedentemente nella collezione di Fernand Graindorge, conserva l’etichetta di proprietà del collezionista, disegnata da Henri Laurens. Acquistata dalla Galerie Vega, è successivamente entrata a far parte della collezione di Robert e Suzanne Pannier. Attraverso la sua galleria, Manette Repriels presentò ai coniugi Pannier molti degli artisti che avrebbero plasmato la loro collezione. L’inclusione della *Boîte-en-valise* di Duchamp riflette la prospettiva più ampia con cui lei affrontava l’arte moderna e contemporanea, affiancando le origini di molti sviluppi del dopoguerra alle opere che questi avrebbero poi ispirato.

Testo tradotto da DeepL.
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Asta

La collezione di Robert e Suzanne Pannier
martedì 27 ottobre
06:00 PM
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