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6 - Lucio Fontana (italiano, 1899-1968)

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Lucio Fontana (italiano, 1899-1968) Concetto spaziale, Teatrino - 1965-66 Legno laccato, acrilico su tela 110 x 110 cm Firmato e intitolato sul retro Provenienza: Galeria del Leone, Venezia Roger Matthys, Belgio Collezione Robert e Suzanne Pannier, Bruges Pubblicato in: Enrico Crispolti, Lucio Fontana, La Connaissance, Bruxelles, 1974, vol. II, p. 174 Enrico Crispolti, Fontana. Catalogo Generale, Electa, Milano, 1986, p. 615, cat. 65-66 TE12 (ill.) I «Teatrini», realizzati tra il 1964 e il 1966, occupano un posto particolare nell’opera tarda di Lucio Fontana. Nati dopo i Buchi e i Tagliandi, accanto a opere come *La Fine di Dio*, essi non rappresentano né un allontanamento dallo Spazialismo né un ritorno alla figurazione, ma un’espansione delle sue possibilità. La loro comparsa coincise con un momento di profondo cambiamento nel mondo dell’arte internazionale. La Biennale di Venezia del 1964 presentò la Pop Art americana a un vasto pubblico europeo attraverso artisti quali Robert Rauschenberg, Jasper Johns e Claes Oldenburg. Fontana, sempre attento ai più recenti sviluppi artistici, rispose non adottando in blocco il linguaggio della Pop Art, ma assimilandone alcuni spunti nella propria produzione. Come egli stesso osservò: «I Teatrini erano una sorta di “spazialismo realistico”. Un po’ anche nello stile della Pop Art… ma sempre a modo mio. Erano forme che l’uomo immagina nello spazio». Questo dialogo con la Pop Art è evidente nei Teatrini. Le cornici sagomate in legno laccato, realizzate in collaborazione con Dino Gavina, possiedono la precisione e la finitura degli oggetti di produzione industriale, mentre le loro silhouette audaci introducono forme riconoscibili in un corpus di opere che per lungo tempo si era opposto alla figurazione. Eppure questi elementi rimangono interamente al servizio dello Spazialismo. Anziché abbandonare lo spazio infinito esplorato nei *Buchi* e nei *Tagli*, i *Teatrini* gli offrono un palcoscenico. La cornice laccata si proietta davanti alla tela monocroma traforata, stabilendo una distanza misurata tra oggetto e sfondo in cui luce, ombra e spazio diventano componenti attivi della composizione. Come osservò Enrico Crispolti, «Le cornici laccate sagomate e i fondi puliti del cielo attraversati da costellazioni ordinate di fori indicano un nuovo desiderio di creare una configurazione oggettivata di una sorta di “spettacolo” spaziale, che Fontana presenta con una compostezza immaginativa quasi classica». La qualità teatrale suggerita dal titolo è più di un semplice espediente formale. Nel corso della sua carriera, Fontana ha mantenuto un interesse costante per il teatro e la scenografia, realizzando progetti scenografici parallelamente alla sua pratica artistica. I *Teatrini* traducono questa esperienza in termini scultorei. Le loro cornici sagomate funzionano come un proscenio, mentre la superficie monocromatica traforata alle loro spalle diventa un palcoscenico immaginario su cui viene messo in scena lo spazio stesso.

Testo tradotto da DeepL.
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