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Scuola, intorno al 1940 Scena di cabaret, Le Jockey Olio su tela Dimensioni: 129 x 147 cm Parte di una serie che decorava le pareti del cabaret Le Jockey a Montparnasse. Famoso cabaret della bohème parigina degli Anni Ruggenti, situato al 146 di boulevard du Montparnasse, all’angolo con rue Campagne-Première, Le Jockey Club fu fondato nel 1923 da una piccola colonia di artisti americani espatriati. L’idea era quella di avere un club tutto loro, ispirato ai bar e ai club americani, nel cuore del «villaggio di Montparnasse». Inizialmente arredato in stile «western» con sagome di cowboy, indiani e motivi del Far West dipinti dall’artista americano Hilaire Hiler, l’atmosfera era volutamente informale, con tovaglie di carta, arredi eterogenei, manifesti appesi di traverso alle pareti, jazz a tutte le ore e una clientela che mescolava artisti famosi, studenti, modelle, scrittori e avventurieri. Diventato rapidamente uno dei centri della vita notturna di Montparnasse, frequentato da artisti, scrittori ed espatriati americani, vi si incontravano i geni del XX secolo, tra cui alcuni habitué come Ernest Hemingway, Jean Cocteau, Ezra Pound, Louis Aragon, Tsuguharu Foujita, Tristan Tzara, Moïse Kisling e, soprattutto, la famosa Kiki di Montparnasse Lì cantava canzoni maliziose, ballava il cancan, improvvisava numeri e animava le notti del cabaret. A quell’epoca viveva proprio lì vicino con Man Ray, in rue Campagne-Première. Molti ritengono che sia stato proprio al Jockey che lei sia diventata davvero la «Regina di Montparnasse». Lì, nella stessa serata, si potevano incontrare un pittore famoso, un poeta squattrinato, un aristocratico inglese e un musicista jazz americano. A differenza del Le Dôme o della Coupole, che erano caffè o brasserie, il Jockey era un vero e proprio laboratorio della vita notturna moderna: jazz, danza, libertà di costumi, mescolanza di nazionalità e classi sociali. Molti storici ritengono che esso abbia incarnato lo spirito più libero del Montparnasse degli anni Venti.